viaggiatrici solitarie

Quando l’Erasmus ti cambia la vita- Santa di Wanderwave

Ad ottobre ho avuto modo di intervistare Santa, una ragazza di Napoli alla quale l’Erasmus ha cambiato la vita ed ora è qui per raccontarci la sua esperienza di viaggiatrice solitaria e di cosa significhi vivere all’estero.

Vi consiglio di leggere il suo blog e di seguirla su instagram.

Fatemi sapere cosa pensate del format e se volete partecipare vi lascio il form da compilare

1-Qual è stato il tuo primo viaggio da sola e cosa ti ha lasciato?

Il mio primo viaggio da sola è stato a Berlino, nel 2011, quando avevo 21 anni. Avevo vinto una borsa Erasmus e mi sono trasferita lì. Ero già stata all’estero, ma non avevo mai organizzato tutto io e soprattutto non avevo mai dovuto cercare casa. Quell’anno c’è stato un boom di studenti e persone che si sono trasferite a Berlino e trovare una stanza era diventato più difficile del solito: io ignara di tutto ciò e con l’incoscienza che si può avere a 20 anni ho cominciato a cercare casa qualche settimana prima di trasferirmi lì. Ho cominciato a rispondere ad annunci online e a chiedere a tutti i miei conoscenti se avessero contatti a Berlino e sono stata molto fortunata perché uno mi ha risposto positivamente ed è proprio grazie a quel contatto che abbiamo trovato una stanza io e una ragazza che partiva con me (che all’epoca non conoscevo, ma oggi è una delle mie migliori amiche).

È  difficile rispondere alla seconda parte della domanda. Spesso si dice che “l’Erasmus ti cambia la vita” ed è vero, ma non è tanto l’Erasmus in sé, quanto il viaggio: viaggiare ti cambia la percezione del mondo, ogni viaggio un po’, te l’allarga, te la modifica, ti sposta il punto di vista. Ecco quel mio primo viaggio da sola, come tutti quelli successivi, mi hanno contaminato di tutte le esperienze, che, se non fossi partita, non avrei mai nemmeno potuto immaginare.

2-Perchè hai iniziato a viaggiare da sola?

Ho sempre sognato di vivere in un paese diverso dal mio, dove si parlasse una lingua straniera, si mangiassero cose diverse e si concepisse il mondo in un altro modo. A volte dico che ho fatto l’università solo per partire in Erasmus, non perché non potevo partire in un altro modo, ma perché i miei genitori (che all’epoca probabilmente non mi avrebbero lasciato andare senza un motivo valido come può essere studiare all’estero per una studentessa di lingue) non me lo avrebbero permesso. La verità è che forse avrei cominciato un po’ più tardi a viaggiare da sola, ma avrei cominciato comunque: non mi ha mai soddisfatto visitare un posto da turista, lo trovo molto riduttivo. Non mi fraintendere, le vacanze sono sacrosante, soprattutto per le persone che hanno poco tempo e che comunque desiderano viaggiare, ma io, per me stessa, volevo una soluzione diversa: mi è sempre piaciuto muovermi da locale, cioè conoscere i posti non come una di passaggio, ma come li conosce chi quei posti li abita. Secondo me è il modo migliore di attraversare i luoghi e di lasciarsi attraversare da essi.

3-Hai mai avuto paura durante uno dei tuoi viaggi? Come l’hai affrontata?

Una volta ero ad un progetto di scambio a Berlino e dovevo raggiungere un posto nella foresta di Grünewald. Pur avendoci vissuto anni prima non conoscevo questo posto, ma avevo pensato che essendo un ostello era in una posizione comoda (come tutto a Berlino per una che viene da dove vengo io).

Era il 2014 e né io, né la ragazza che arrivava con me (che avevo conosciuto quel giorno, ma che oggi è un’altra delle mie migliori amiche e anche co-autrice del mio blog) avevamo smartphone o internet. Ci siamo incontrate il pomeriggio e dato che era la sua prima volta in città abbiamo deciso di andare un po’ in giro a cazzeggiare prima di fiondarci in ostello. Tra una disavventura e l’altra si fanno le 10 di sera e tranquille ci incamminiamo verso l’ostello (io avevo, stampate, le indicazioni per arrivarci con una mappa). Scese alla fermata del bus seguiamo il percorso a piedi indicato sul foglio che avevo, che, però, ad un certo punto ci porta in una foresta: arriviamo di fronte ad una strada non asfaltata, con poca luce, il rumore del vento tra gli alberi alle 10 di sera, senza nessun ostello di fronte a noi. La mappa ci indicava quella stradina quindi a quel punto abbiamo dovuto prendere una decisione: continuare o demordere. Abbiamo continuato e se sono ancora qui a raccontartelo vuol dire che alla fine di quella stradina, nascosto, l’ostello lo abbiamo trovato, insieme alla responsabile del progetto che ha tirato un sospiro di sollievo quando ci ha viste arrivare, perché ci aveva dato per disperse

4-Racconta un momento divertente dei tuoi viaggi 

Ero ad un altro progetto di scambio e con le altre due italiane che erano con me (una delle quali è Claudia, la ragazza della storia di prima) dovevamo preparare la presentazione del nostro paese attraverso un’esibizione coinvolgendo gli altri. Optiamo per la tarantella. Tutto molto bello, se non fosse che nessuna di noi sapeva ballarla, né conoscevamo le sue origini. E così ci siamo inventate, di sana pianta, storie sul ballo e sui passi, riconducendo le origini della danza ai piccioni – non chiedermi in che modo, non lo voglio ricordare – e la cosa più strana è che la presentazione è piaciuta davvero. Noi eravamo incredule: sbagli, sapendo di sbagliare e, nonostante ciò, un successone!

5-Quali consigli daresti ad una ragazza che vorrebbe iniziare a viaggiare da sola?

Di farlo!

Secondo me per vincere tutte le paure che ci possono essere sull’argomento sono necessarie due cose: sapere dove si andrà a dormire e avere un’idea del budget che si può spendere, proporzionato alle cose che si vogliono fare. Anzi, per stare proprio sicure anche una terza: l’assicurazione sanitaria.

L’alloggio è fondamentale ovviamente, che sia una casa, un ostello, un albergo, è cosa buona avere un’idea di dove sarà, almeno le prime notti che si arriva in città, quando la città ancora non la si conosce e soprattutto non si conosce nessuno. Un’idea del budget è importante per non rimanere al verde in un paese straniero: che sia in Europa o in altri continenti, non è mai un’esperienza piacevole. Per quanto riguarda l’assicurazione sanitaria se si viaggia in Europa solitamente basta la tessera sanitaria che copre le emergenze, se si esce dall’Europa io consiglio sempre di essere coperti da assicurazione, non perché debba succedere qualcosa, ma non si sa mai: io faccio la tour leader e mi è capitato più una volta di accompagnare turisti in ospedale, non perché ce li avevo fatti finire io, ma perché avevano dei problemi di salute che si sono presentati durante il viaggio, ne parlerò poi sul blog.

Consiglio sempre anche di avere una copia dei documenti in un posto diverso dagli originali che, in caso di furto, possono sempre tornare utili, e una carta prepagata, su cui, in caso di emergenza, ci si può far mandare dei soldi.

Altri tipi di accorgimenti potrebbero essere informarsi prima sulla città e chiedere ai locali, che sia all’host di airbnb o alla reception dell’albergo o dell’ostello.

6-Secondo te perché sono ancora poche le ragazze che viaggiano da sole e perché sono poco ben viste?

Una ragione potrebbe risiedere nell’educazione che riceviamo: ci trasmettono sempre un po’ di paura in più rispetto ai nostri fratelli. Non so dire se è per una recondita paura dello stupro o se perché le donne sono culturalmente viste come “meno forti” degli uomini, quindi meno in grado di proteggersi in caso di pericolo.

Poco ben viste probabilmente sempre per le ragioni appena scritte, cioè gli altri che vedono una donna viaggiare da sola la ritengono come pazza a sfidare certe regole tacite e le “rivoluzionarie” (così come i rivoluzionari) non sono quasi mai viste di buon occhio.

Come potete capire, la ragazza intervistata è una forza della natura e sono veramente felice di aver avuto modo di intervistarla, spero che l’articolo vi sia piaciuto e stay tuned, altre viaggiatrici sono pronte a raccontare la loro storia.

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1 commento

  1. Grazie Alisse delle tue parole, della tua dolcezza e della bellissima chiacchierata! 💚

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